Perché non siamo in Italia?
Nel Bel Paese si parla da anni della “fuga di cervelli”, una piccola diaspora di giovani laureati in cerca di lavoro e fortuna fuori dai confini dello stivale.
Quando ancora andavo a scuola, sentendo queste parole si materializzavano davanti ai miei occhi vaghe immagini, una serie di personaggi in camice bianco maneggiando provette fumose in qualche campus americano. Credevo si parlasse di eminenti scienziati emigrati, cervelli in quanto genialità che non potevano esprimersi al meglio in Italia.
Ho compiuto 20 anni a Barcelona, all’inizio di un anno passato nella capitale catalana grazie al programma Erasmus. Nel giro di un anno ho conosciuto un’enorme quantità dottorandi, architetti, professori, studenti italiani, ma anche di cuochi, camerieri, centralinisti in fuga dall’Italia. Ho scoperto che solo a Barcelona sono domiciliati attorno ai 15.000 italiani, in maggior parte giovani. Ed in qualche momento, colto il fatto che non bisognava essere un genio per essere un cervello in fuga, ho deciso di esserlo anch’io, mentre buona parte dei miei coetanei bolognesi, come me, lasciavano casa per andare a Londra, a Parigi, a Madrid, a Berlino.
Una delle prime cose che impara un cervello in fuga è vedere l’Italia attraverso gli occhi degli “stranieri”. Mai del tutto, sia chiaro, perché siamo un popolo orgoglioso, che quando non è capìto su ciò che più gl’importa (nel concreto: pasta, caffè, nazionale di calcio e bidet) si batte in difesa delle sue usanze e non lascia spazio ad altre visioni. Non per questo non s’impara a vedere la politica italiana e l’immagine che gli italiani danno fuori da casa con occhi diversi. Quasto ci aiuta a reinnamorarci di noi stessi, o a farci schifo, secondo la luce gettata sul nostro carattere tanto peculiare. La stessa luce il cui riflesso ci fa sentire talvolta fratelli d’Italia, talvolta la faccia buona del Paese, talvolta parte della realtà verso la quale siamo emigrati senza niente da condividere con quella nazione da cui siamo fuggiti.
Alla domanda con cui inizio il post ci sono mille risposte, forse qualcuna salterà fuori man mano che il blog crescerà.
